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Looking for Legislative Intent in Judicial Reasoning: An Empirical Account

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The Argument from Legislative Intent

The Argument from Legislative Intent (IdL — Intenzione del Legislatore) is one of the most important yet least systematically studied argumentative tools used by court to justify their decisions. Courts invoke it whenever they attribute a specific intention to the legislature in order to determine the content of a legal provision — asking not just what the law says, but what its author meant to say or achieve.

Despite its centrality in judicial practice, the actual patterns of use of this argument across Italy's highest courts have never been mapped at scale. This project does exactly that: applying rigorous empirical methods to a full decade of jurisprudence (2014–2023) across all four apex court systems — Civil Court of Cassation, Criminal Court of Cassation, Council of State and Constitutional Court.

Why this Project?

Italy's apex courts decide hundreds of thousands of cases each year, yet systematic evidence on their interpretive strategies has remained scarce. By coding thousands of rulings against a standardised analytical framework, this project bridges legal theory and practice — delivering the first large-scale, cross-court empirical portrait of intentionalist reasoning in Italian jurisprudence and opening new avenues for comparative and normative research.

Report
Key Messages
  • The Argument from Legislative Intent is used only very rarely by the Italian higher courts compared with other interpretative arguments.
  • The Historical Legislator dominates across all court systems (94–97% of cases): Italian judges consistently look to the original drafter's intent, not to a hypothetical ideal or present-day lawmaker. The Current Legislator is virtually absent from judicial reasoning.
  • Communicative intention (clarifying what the text means) outweighs teleological intention (pursuing a policy goal) in most courts — signalling a text-anchored interpretive culture. The Council of State stands out as the exception, splitting almost evenly between the two.
  • The IdL argument almost always plays a concurrent role: it reinforces other arguments (literal, systematic, principled) rather than driving the decision on its own. Decisive use is rare in all formations except the Council of State Plenaria, where it reaches 43%.
The Team

Principal Investigator: Damiano Canale (Università Bocconi)

Authors and Researchers: Francesca Asta (Università degli Studi di Milano), Enrico Diciotti (Università di Siena), Francesco Ferraro (Università degli Studi di Milano), Giulio Itzcovich (Università di Brescia), Mariella Lamicela (Università Ca' Foscari di Venezia), Paola Lombardi (Università di Brescia), Marco Mancini (Università Ca' Foscari di Venezia), Leonardo Marchettoni (Università Bocconi), Brando Mazzolai (Università Ca' Foscari di Venezia), Maria Francesca Tropea (Università di Brescia), Giovanni Tuzet (Università Bocconi), Silvia Zorzetto (Università degli Studi di Milano).

Funding & Acknowledgements

Developed within the PRIN programme "Looking for Legislative Intent in Judicial Reasoning: An Empirical Account," funded by the National Recovery and Resilience Plan (Next Generation EU). The project brings together five Italian universities: Università Bocconi (lead), Università degli Studi di Brescia, Università degli Studi di Milano (Statale), Università di Siena, and Università Ca' Foscari di Venezia. Views expressed are those of the authors and do not necessarily reflect those of the EU or the European Commission.

Contact

For media or research enquiries: baffi@unibocconi.it

Alla ricerca dell'intenzione del legislatore nel ragionamento giudiziale: uno studio empirico

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L'argomento dell'intenzione del legislatore

L'argomento dell'intenzione del legislatore (IdL) è uno degli strumenti più diffusi — e al tempo stesso tra i meno studiati sistematicamente — dell'interpretazione giuridica. I giudici vi ricorrono ogni volta che attribuiscono un'intenzione specifica al legislatore per risolvere disposizioni normative ambigue: non si chiede solo cosa dica la legge, ma cosa l'estensore abbia inteso dire o perseguire.

Nonostante la sua centralità nella prassi giudiziale, i modelli effettivi di utilizzo di questo argomento nelle corti apicali italiane non erano mai stati mappati su larga scala. Questo progetto colma tale lacuna applicando metodi empirici rigorosi a un decennio di giurisprudenza (2014–2023), analizzando tutti e quattro i sistemi giudiziari di vertice: Corte di Cassazione Civile, Corte di Cassazione Penale, Consiglio di Stato e Corte Costituzionale.

Perché questo progetto?

Le corti apicali italiane decidono centinaia di migliaia di cause ogni anno, eppure le prove sistematiche sulle loro strategie interpretive sono rimaste scarse. Codificando migliaia di sentenze attraverso un framework analitico standardizzato, questo progetto fa da ponte tra teoria e prassi giuridica — offrendo il primo ritratto empirico, su larga scala e comparativo, del ragionamento intenzionalista nella giurisprudenza italiana, e aprendo nuove prospettive per la ricerca comparata e normativa.

Report Cumulativo
Messaggi chiave
  • Il Legislatore Storico domina in tutti i sistemi giudiziari (94–97% dei casi): i giudici italiani fanno sistematicamente riferimento all'intenzione dell'estensore originario, non a un legislatore ideale o contemporaneo. Il Legislatore Attuale è pressoché assente dal ragionamento giudiziale.
  • L'intenzione comunicativa (chiarire il significato del testo) prevale sull'intenzione teleologica (perseguire un obiettivo normativo) nella maggior parte delle corti — segnale di una cultura interpretativa ancorata al testo. Il Consiglio di Stato costituisce l'eccezione, con una distribuzione quasi paritaria tra le due tipologie.
  • L'argomento IdL assume quasi sempre un peso concorrente: rafforza altri argomenti (letterali, sistematici, per principi) senza guidare autonomamente la decisione. L'uso determinante è raro in tutte le formazioni, ad eccezione dell'Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato, dove raggiunge il 43%.
Il team

Responsabile scientifico (PI): Damiano Canale (Università Bocconi)

Autori e ricercatori: Francesca Asta (Università degli Studi di Milano), Enrico Diciotti (Università di Siena), Francesco Ferraro (Università degli Studi di Milano), Giulio Itzcovich (Università di Brescia), Mariella Lamicela (Università Ca' Foscari di Venezia), Paola Lombardi (Università di Brescia), Marco Mancini (Università Ca' Foscari di Venezia), Leonardo Marchettoni (Università Bocconi), Brando Mazzolai (Università Ca' Foscari di Venezia), Maria Francesca Tropea (Università di Brescia), Giovanni Tuzet (Università Bocconi), Silvia Zorzetto (Università degli Studi di Milano).

Finanziamento e riconoscimenti

Il progetto è stato sviluppato nell'ambito del programma PRIN "Looking for Legislative Intent in Judicial Reasoning: An Empirical Account," finanziato dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) con fondi Next Generation EU. Il progetto coinvolge cinque università italiane: Università Bocconi (capofila), Università degli Studi di Brescia, Università degli Studi di Milano (Statale), Università di Siena e Università Ca' Foscari di Venezia. Le opinioni espresse sono esclusivamente degli autori e non riflettono necessariamente quelle dell'Unione Europea o della Commissione Europea.

Contatti

Per richieste stampa o di collaborazione scientifica: baffi@unibocconi.it